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LA PAGINA DELL'APPROFONDIMENTO

Foto antiche di Andria


Un solo uomo a difendere il bianco e nero

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Se mai vi capitasse di passare per via Carlo Troya, la stradina che collega Piazza Municipio (Umberto I) a Piazza Catuma (Vittorio Emanuele II), non sarebbe una cattiva idea scendere qualche ripido scalino e andare a far visita a Don Chosciotte della Mancia.

Don Chisciotte (al secolo Michele De Lucia) è un signore appassionato di storia.
I suoi mulini a vento sono gli spettri dell’oblio collettivo e l’indifferenza di gente e istituzioni.
La sua Dulcinea è l’incanto della corte dei Borboni.
Il suo fedele Ronzinante è la piccola collezione di fotografie e riproduzioni di documenti antichi riferiti ad Andria che arreda il locale nel quale vi starà aspettando mentre legge un libro a luce spenta (la luce non serve a granché quando gli avventori sono pochi).
La vostra visita lo renderà felice, almeno per il tempo trascorso insieme a voi.
Prima di seguirvi passo passo lungo tutto il perimetro del locale fungendo da didascalia parlante per ogni pezzo della collezione, vi condenserà, nel suo eloquio travolgente e caotico, tutti i capitoli che compongono il suo personale epos: i vani sforzi compiuti per inculcare nei concittadini l’amore per la memoria storica, l’inganno dottrinale perpetrato dallo Stato nordista con tutte le sue icone (Garibaldi compreso), e il sogno – un po’ ingenuo – di poter fare di un hobby che di fatto solo in pochi coltivano una fiorente attività economica.
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Campanile Cattedrale
Piazza Catuma
Castel del Monte


Certo è strano che una invenzione basilare come la fotografia, che anche prima della sua traduzione digitale pervadeva gran parte del nostro vivere quotidiano, non abbia mai goduto fra le masse di un affetto tale da indurle a riscoprirne le origini.
Si sa dei fratelli Lumière (poco), ma non di Nièpce e di Daguerre. Né sarebbe impresa facile scovare in mezzo alla strada degli andriesi, giovani o vecchi, in grado d’indovinarvi a bruciapelo il decennio giusto (ben inteso, nell’arco del Diciannovesimo Secolo) nel quale la fotografia fece la sua comparsa nella città.
Siamo abituati a vedere il bianco e nero di Corso Cavour col cinema all’aperto un po’ dappertutto, dalle abitazioni agli studi professionali, ai negozi; ma difficile che si abbia la capacità di “entrare” nella foto. Per questo ci vuole passione. La passione tipicamente feticista di chi ama il Passato per il solo fatto di esser tale, unita a quella tipicamente campanilista di chi ama la propria città per il solo fatto di esserci nato.
Il nostro le possiede entrambe. Ve ne accorgerete nel corso del suo giro, quando su vostra richiesta (ma non solo) non esiterà a farvi la cronistoria dei passaggi di proprietà su negozi e residenze, più efficiente di un ufficio del catasto, più accattivante di una nonna col nipotino in braccio.
E scoprirete quanto possa risultare interessante seguire le trasformazioni di una città nel lungo periodo, in un innaturale viaggio a ritroso nel tempo. I lussuosi quartieri residenziali rasi di colpo al suolo, gli originari alloggi del mercato comunale sfrattato da una zona all’altra della città, i grandi edifici mai visti che prendono forma in mezzo a paesaggi già conosciuti, e file di automobili sostituiti da rari cavalli e carrozze… tutto descrive con minuzia di particolari il diverso rapportarsi della cittadinanza rispetto al proprio habitat attraverso un canale espressivo, quello dell’immagine, che spesso è molto più eloquente di un manuale di Storia con la “s” maiuscola. - E.A.

N.B. Le foto del presente articolo sono state pubblicate per espressa autorizzazione da parte del sig. De Lucia.